IL REDDITOMETRO, LA TUA CROCE: FIATO SUL COLON AI NABABBI EVASORI

Se uno vive da nababbo e dichiara due lire, qualche giustificazione al fisco deve pur darla, e se ha evaso deve pagare con l’aggiunta. A questo serve il redditometro, cioè il nuovo strumento di cui si è dotata l’Agenzia delle entrate per verificare che tra il reddito ufficiale e il tenore di vita di un cittadino ci sia compatibilità, e quando questa non ci fosse e si appurasse che le spese sforino di almeno il 20% del dichiarato, scatta l’allarme.

Lo strumento, già in rodaggio di verifica, ora entra in funzione. Il redditometro è un parametro di valutazione attraverso il quale il fisco osserva quei contribuenti il cui tenore di vita è palesemente sproporzionato rispetto a quanto è scritto nel loro modello unico. Sono molte le voci di spesa che consentiranno di analizzare la ricchezza effettiva di un contribuente. Gli ambiti sono quelli che toccano tutte le famiglie: dall’abitazione ai trasporti, dall’istruzione alla salute, dagli investimenti alla comunicazione.

REDDITOMETROEVASIONE FISCALE

Alcune voci, però, faranno la differenza: auto di lusso, imbarcazioni e ormeggi, corsi di studio all’estero per i figli, leasing per beni durevoli, iscrizione a circoli sportivi o culturali, tecnologie informatiche sofisticate, investimenti mobiliari e assicurazioni, oggetti preziosi e mobilio di pregio.

Per valutare la corrispondenza reddito-consumi, il Redditometro non considera la spesa media stimata dall’Istat – per cui, per esempio, un impiegato non può spendere più di tanto, presumibilmente – ma solo le spese certe e verificate alla luce dei dati dell’anagrafe tributaria e della dichiarazione dei redditi. Non ci sono, cioè, congetture ma solo verifiche su dati di fatto (almeno in una prima fase). Solo quando c’è una discrepanza superiore al 20% tra le entrate e le uscite ufficiali scatta l’accertamento.

EVASIONE FISCALE

Quando si genera un contraddittorio tra l’Agenzia e il contribuente questo può avere due momenti.Il primo è quello in cui il fisco chiede spiegazioni al cittadino riguardo a una serie di spese. Se l’interessato può esibire le prove di altre fonti di reddito esenti da tasse oppure tassate alla fonte, o generate da risparmio, da liberalità o da altri redditi leciti, e la cosa convince, la disputa finisce lì.

EVASIONE FISCALE

Altrimenti – ed è il secondo momento – il contribuente riceve un nuovo invito al contraddittorio, con una quantificazione del reddito da accertare e con l’ammontare delle eventuali imposte da saldare. Dopo questa fase si cerca un accordo tra le parti alla luce delle prove e della documentazione che il contribuente può esibire. Solo se si giungerà ad una intesa la cosa potrebbe concludersi lì, con il saldo del dovuto. Altrimenti inizia un percorso legale.

ATTILIO BEFERA

In questa fase vengono valutate non solo le spese certe e documentate ma anche quelle medie secondo la stima Istat, per verificare eventuali discrepanze rilevanti. Ma il redditometro ci farà pagare più tasse? Secondo il Centro studi degli artigiani di Mestre, Cgia, il cittadino onesto non ha da temere. Tuttavia il nuovo strumento fiscale consentirà di recuperare appena lo 0,7% dell’evasione fiscale (stimata in 120 miliardi), pari a 815 milioni.

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